Il più grande exchange di criptovalute al mondo non è riuscito a proteggere i soldi dei suoi clienti. Secondo le stime di Chainalysis e Glassnode, dai wallet di Binance sono usciti tra 5 e 6 miliardi di dollari, circa quattro volte il record negativo di Bybit dell’anno scorso. Depositi e prelievi sono congelati, Tether, Circle e Ripple stanno bloccando in fretta e furia gli indirizzi collegati, e BNB trascina al ribasso l’intero mercato. L’exchange non ha ancora comunicato una propria cifra definitiva delle perdite: si limita a distribuire le solite promesse di «coprire tutto», mentre milioni di clienti restano davanti a un pulsante di prelievo che non funziona, senza accesso al proprio denaro.
Per anni questa piattaforma ha dato lezioni di sicurezza all’intero settore, ha sventolato i suoi report di Proof of Reserves, ha collezionato certificazioni e ha trasformato la frase «Funds are SAFU» in un mantra religioso. Ed ecco quanto valgono tutte quelle presentazioni: dalla principale fortezza cripto del mondo è stato portato via il bilancio di un piccolo Stato, e i titolari dei conti sono rimasti ad aspettare davanti a una porta chiusa. Quali che siano le cause interne, di questi soldi risponde davanti ai clienti l’exchange, e nessun altro.
La scusa ufficiale di Binance è già pronta: la colpa sarebbe tutta del portatile compromesso di un singolo ingegnere DevOps, attraverso il quale l’attaccante è arrivato a un container di servizio. Ma più si rilegge questa riga, più fa ridere. Di recente abbiamo analizzato Vanta e i vistosi badge SOC 2 nei footer dei siti finanziari, spiegando nero su bianco che dietro qualsiasi «architettura cloud impenetrabile» alla fine c’è una persona in carne e ossa con un portatile di lavoro. Si allontana per un caffè, alle tre di notte preme «conferma» sulle notifiche push senza guardare, pur di farle tacere, e porta dispositivi con accesso alla produzione in un normale zaino per vicoli bui. Insomma, un exchange grande come un piccolo Paese ha costruito la propria difesa in modo tale che miliardi di dollari dei clienti dipendessero da un unico portatile. Questa non è una giustificazione: è una confessione in piena regola di incompetenza professionale.
Ma chi ha detto che sono stati rubati?
Gli analisti vicini al mercato puntano già, come al solito, il dito contro la Corea del Nord. Attribuire ogni disastro miliardario a fantomatici hacker nordcoreani è come, nel Medioevo, imputare i cattivi raccolti e qualsiasi sventura alle trame delle streghe: comodo, familiare e, soprattutto, non bisogna dimostrare proprio nulla. Pyongyang non terrà certo una conferenza stampa né farà causa per diffamazione.
Ma ragioniamo a mente fredda. Immaginate di aver preso un grosso prestito in banca e, un mese dopo, di chiamare la banca dicendo: «Scusate, hanno violato il portatile di un mio dipendente e i soldi sono finiti in Corea del Nord». La banca non vi crederà sulla parola nemmeno per un secondo. Per prima cosa pretenderà i documenti processuali: dov’è la denuncia alla polizia e il numero del procedimento penale? Dov’è il verbale di sequestro di quel portatile? Dov’è la perizia forense indipendente con le tracce dell’intrusione e dove sono i verbali delle deposizioni rese dopo l’avvertimento sulla responsabilità penale per falsa testimonianza? Solo quando tutto questo è sul tavolo, sul piano giuridico esiste anche solo l’ipotesi del furto.
Con Binance è esattamente la stessa storia. I vostri soldi erano da loro. Finora al pubblico non sono stati mostrati né un procedimento penale, né hardware sotto sequestro, né un rapporto forense indipendente: solo un post baldanzoso dello stesso exchange e le stime approssimative di società di analisi private. E finché mancano prove indipendenti, per qualsiasi persona ragionevole il quadro è semplicissimo: i soldi dei clienti erano stati affidati a Binance, e oggi Binance non li restituisce. Per logica, finché non viene dimostrato il contrario con i documenti, quei miliardi ve li deve l’exchange stesso, non un mitico hacker. Dimostrate che è andata diversamente, oppure restituite i soldi.
Di recente abbiamo analizzato i wallet non custodial Tangem e Mitilena, con pro e contro. Se volete che i vostri soldi restino nelle vostre tasche e non dipendano dall’exchange di qualcun altro, usate wallet di questo tipo. Per esempio, Mitilena.